Uomini allo specchio

Questa è la vita: siamo stati quelli che guardavano nello specchio e siamo o saremo quelli nello specchietto

I vecchi? Sono ovunque: in strada, nei cinema, nei mercati e nei negozi, nei giardinetti, seduti sulle panchine, dove assaporano fino all’ultimo raggio di sole, o anche nelle aie delle case di campagna a cavallo di una sedia impagliata…

Eppure, nonostante queste raffigurazioni romantiche, oggi, l’anziano è diventato un peso. Non ci sono più le figlie femmine, magari zitelle, che se ne prendono cura; tutti sono fuori per lavoro, studio, svago e l’anziano, spesso, rimane solo. La solitudine porta con se la segregazione; questo avviene anche quando questi sventurati vengono ricoverati in case di cura o in caso di ricoveri geriatrici. I più sfortunati devono anche affrontare problemi di carattere economico e, di conseguenza, assistenziale e spesso infermieristico.

Ma il problema più grande che si trovano ad affrontare è quello di ordine psicologico. Molto spesso, complice l’inattività e la solitudine, l’anziano sente molto la mancanza di una parola amica, di una carezza e di persone con cui possa dialogare alla pari. Sa di non essere più utile alla sua comunità e, a volte, viene sfiorato dal pensiero assurdo del suicidio.

In casi gravi l’anziano porta avanti una sorta di soliloquio, dettato dal fatto di sentirsi sempre più solo e privo di ogni umano conforto. Per questo motivo, oltre a somministrare farmaci e cure adeguate, occorre essere vicini a questi uomini e a queste donne rimasti, loro malgrado, tristemente in solitudine.

Parliamo, dunque, coi nostri cari; andiamoli a trovare anche se loro non ci chiamano o mostrano di essere ancora auto-sufficienti. Molti di loro sono ancora molto orgogliosi e mai ammetteranno di aver bisogno di qualcuno. Per questo dobbiamo essere noi, ancora in grado di farlo, di fare in modo che essi possano vivere gli ultimi giorni che rimangono in gioiosa compagnia.

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Mortali paludi

Agro Pontino

Ecco un lembo della campagna romana, qual era e quale, grazie a Dio, non è più. Era, allora, tutta una zona lungo il litorale tirreno, verde e folta di erbe e di macchie da sembrare un tappeto smeraldino. Ma da quei solchi della terra saturnia – vale a dire del Lazio, di cui Saturno era stato mitico so­vrano – si esalava pestifera la morte.

E qui venivano nell’estate i contadini d’Abruzzo, spinti dalla fame, sfidando la febbre mortale per un misero tozzo di pane; ma i loro volti erano mesti, come di esuli; e gli uomini non vi erano ancora giunti che tosto perdevano vivacità di sguardo e gaiezza d’animo. Le dolorose e nostalgiche squadre di mieti­tori non intonavano i canti del paese natale mentre falciavano le messi di ignoti padroni, e a lavoro finito riprendevano logori la via del ritorno, accompagnando i passi stanchi con l’accorato suono della zampogna che faceva anche più intensa la loro pas­sione. Né ritornavano tutti: qualcuno, esausto, si but­tava in un solco e, affidati a un sicuro parente i pochi soldi guadagnati a prezzo della vita e l’ultimo saluto per la madre canuta, rimaneva li, solo, a morire, udendo allontanarsi i compagni e il canto della corna­cchie farsi più forte.

Non passeranno molti anni e proprio all’orfano di quel poveretto toccherà di falciare la mèsse cresciuta nel solco sopra le ossa insepolte del padre. Questo è il malinconico paesaggio, ritratto in tutta la sua mor­tale tristezza; e il quadro, al di là di qualche esagerazione romantica resta purtroppo vero ed efficace.

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𝐋’𝐚𝐧𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐭𝐭𝐚

Alberto Sordi, nel film, “Tutti a Casa“, di Luigi Comencini

Oggi ricorre il triste anniversario dell’armistizio intercorso fra il governo italiano e i cosiddetti “alleati”. La funerea comunicazione di Badoglio esce listata a lutto. Si tratta d’una esplicita confessione in cui si ammette la sconfitta militare, che è giustificazione di resa senza condizioni, non negoziata. La tesi militare, perciò, escludeva quella politica. Sconfitti si è una volta nel corso di una guerra. La Francia sconfitta restò la Francia sconfitta. Tuttavia, vi fu un’altra Francia che, rompendo l’unità statuale, si poneva contro la Francia di Vichy. Ma, appunto, rompendo l’unità dello Stato! Viceversa, l’Italia di Brindisi o, peggio, quella di Salerno non era l’Italia libera né l’Italia combattente, ma l’Italia caduta!

Anzitutto vi fu un gigantesco imbroglio per costringere l’Italia alla resa prima dello sbarco a Salerno fissato proprio per l’ 8 settembre. Per non parlare del comportamento proditorio del Re e del maresciallo Badoglio. Quest’ultimo non di premurò affatto di preparare psicologicamente e politicamente il popolo e soprattutto l’esercito in vista di quello squallido cambiamento di fronte. L’esercito italiano era allo sbando… non solo in Italia ma su tutti i fronti! Il tutto è stato grottescamente sunteggiato nel film “Tutti a Casa“, di Luigi Comencini, con il celeberrimo e ormai scomparso Alberto Sordi. Una vergogna tutta italiana.

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La maschera delle illusioni

La ragione toglie la maschera alle illusioni: ecco perché molti odiano le menti raziocinanti; ma questo è vero solo in una prima fase… si perché successivamente la ragione riconosce alla maschera la necessità di esistere… altrimenti non potremmo sostenere il peso che si produce quando ci guardiamo direttamente negli occhi.

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Schiavi della libertà

Il sapore della vita è, come tutti i sapori, solo elaborazione della mente: se pensi che potrà essere dolce, sarà dolce; se pensi che potrà essere amaro, sarà amaro. In questo modo crediamo di essere liberi, in realtà siamo “schiavi” della libertà. Pensiamo di poter essere felici, ma vogliamo solo essere drogati da illusioni e quindi solo da brandelli di felicità.

Il sapore della vita è, come tutti i sapori, solo elaborazione della mente: se pensi che potrà essere dolce, sarà dolce; se pensi che potrà essere amaro, sarà amaro. In questo modo crediamo di essere liberi, in realtà siamo “schiavi” della libertà. Pensiamo di poter essere felici, ma vogliamo solo essere drogati da illusioni e quindi solo da brandelli di felicità.

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La “migliore” politica

È abbastanza comprensibile lo sforzo di molti commentatori di portare l’attenzione del pubblico sui contenuti “locali”, soprattutto in vista delle prossime consultazioni elettorali; comprensibile ma altrettanto inutile: gli elettori sono in massima parte disillusi, indifferenti agli specifici programmi dei vari candidati, dato che i programmi si somigliano un po’ tutti, essendo una fotocopia ingiallita della logora “lista della spesa”… viceversa tutto ciò che suona come “federalismo fiscale”, responsabilità, ripianamento dei debiti pregressi, rimane abbandonato nel tiretto delle cose prorogabili ad oltranza. Domina, insomma, su tutto il nostro orizzonte, una sconcertante povertà riflessiva, coessenziale alle logiche stesse del potere, che ci vuole ignoranti, rassegnati, sottomessi… ma soprattutto, privi di coscienza critica.

Tuttavia, oggi, il significato politico della consultazione ventura risulta “soverchiante” e la domanda “chi ha vinto, chi ha perso” non sarà la più gettonata, dato il gravame che incombe come una spada di Damocle su chi sarà chiamato ad amministrare le sorti della città. Rimarrà, purtroppo, la smania di primeggiare, di essere il più votato, al fine di chiedere sempre di più ai contribuenti onesti e, perché no, diciamocelo chiaramente, anche un po’ fessi…

Qualora il voto assumesse un significato politico nazionale, quella domanda non si porrebbe, qui ha vinto Tizio, là ha vinto Caio e basta. D’altronde, qui, da noi, si è stati quasi sempre in controtendenza nazionale, rispetto al “nuovo che avanza”… in altre parole, si è aspettato prima che il “nuovo” si consolidasse e poi lo si è anche votato.

Anche qui vale la pena ricordare ciò che ha scritto Papa Francesco nella sua enciclica al capitolo V , intitolato di proposito:” La migliore politica“. Ebbene il santo padre ci indica quali sono i modi errati di intendere la politica. Il primo è da iscriversi al rango delle utopie, rimanendo al di fuori e al di sopra della realtà. E dal lato opposto quello di chi si colloca al di sotto della realtà attraverso la distopia. Queste due strade sono entrambe sbagliate perché non fanno i conti con il presente, restando ancorati ad un passato che non è più o ad un futuro di la da venire, che non sarà necessariamente radioso e di cui però non si conoscono gli esiti.

Bisogna insomma rimanere coi piedi per terra, senza però perdere la speranza in un futuro migliore, mantenendo cioè un punto di vista progettuale positivo, ma sempre ancorato al principio di realtà. Speriamo, dunque, che i nostri futuri amministratori sapranno risollevare la nostra cittadina dall’abisso profondo in cui è precipitata. Ed è a loro che rivolgiamo il nostro appello, affinché le future generazioni non siano costrette ad emigrare e quelle presenti possano vivere un futuro migliore.

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Il funzionamento dello Stato spiegato ai bambini 3

𝗗𝘂𝗿𝗮 𝗹𝗲𝘅, 𝘀𝗲𝗱 𝗹𝗲𝘅 ( ma non per tutti)

Il diritto penale ha valore per tutti coloro che si trovano nel territorio dello Stato, siano essi cittadini italiani o stranieri. Anche gli stranieri, infatti, hanno l’obbligo di ubbidire alle leggi del paese ospitante. Ma, obietterete voi, essi possono non conoscere le leggi italiane! Verissimo! Anche alcuni Italiani d’altronde potrebbero ignorarle. Ma peggio per loro, perché l’ignoranza della legge non scusa nessuno: Ignorantia legis non excusat! Sarebbe infatti una scusa troppo comoda che tutti presenterebbero alla bisogna e, d’altra parte, nessuno saprebbe confutare. Capirete, è in gioco la vita stessa dello Stato, e non si può essere indulgenti. Invece, oggi, a causa di un “buonismo” imperante, si tende persino a giustificare quelli che una volta erano veri e propri reati. Questo pericoloso andazzo va avanti già da diversi lustri e non c’è verso di fermarlo. Quindi, chiunque abiti nel territorio italiano, sia che viva in questa nostra bella penisola o nelle isole a essa adiacenti, sia che solchi gli azzurri flutti degli Oceani su un nostra nave o sfidi gli spazi atmosferici su nostri audaci aeroplani, sia che sia bianco giallo o nero, è sottoposto al nostro diritto penale.

Ma a questa regola vi sono alcune eccezioni. E quale regola non ne ha? Innanzi tutto il Capo dello Stato: la sua persona è sacra e inviolabile; è quindi naturale che nessuna punizione, tranne che per alto tradimento, possa essergli inflitta. Anche la persona del Sommo Pontefice è sacra e inviolabile e sfugge quindi anch’egli alle leggi umane: soltanto la Divina Giustizia potrà raggiungerli. Altre eccezioni sono costituite dai Capi di Stato esteri, dagli agenti diplomatici e dalle truppe straniere. Per quanto riguarda i Capi di Stato esteri non è difficile spiegare questa eccezione.

Nel caso che una persona di riguardo venga a farvi visita, lo insulterete voi o lo caccerete in malo modo? No, evidentemente, anche se quegli meritasse un simile trattamento. Il più elementare dovere di ospitalità ve lo vieta. Ebbene anche i Capi di Stato esteri sono ospiti di riguardo nel nostro paese e per ciò, qualsiasi cosa facciano, non possono es­sere giudicati né puniti dalle nostre leggi. Gli agenti diplomatici che un paese stra­niero manda in Italia godono di questo stesso privilegio, per non essere intralciati nella loro attività da qualche procedimento penale, che talvolta potrebbe anche essere fatto sorgere appositamente. D’altronde la cosa è scam­bievole, e anche i nostri agenti all’estero hanno lo stesso trattamento. Per i reparti di truppe straniere, che vengano occasional­mente da noi, vale la norma «la loi suit le drapeau» e cioè la legge segue la bandiera. Esse quindi non sottostanno al nostro diritto e, nel caso che commettano qualche infra­zione alla legge penale, verranno giudicate secondo le loro proprie leggi.

Tuttavia, salvo queste poche eccezioni, tutti coloro che infrangono la legge, entro i limiti del nostro territorio, vengono perseguiti secondo il diritto penale italiano. E alla pena non si sfugge. O, almeno non si dovrebbe… Talvolta, il colpevole ripara all’estero. Ma invano: la lunga mano della Giustizia lo raggiunge e lo agguanta anche li (non sempre però). Su richiesta infatti delle Autorità italiane, le Autorità del paese in cui egli ha cercato invano un rifugio, lo rimpatriano, affinché venga punito come si merita. D’altra parte anche lo straniero, riparatosi dopo un misfatto in Italia, può venire rimandato indietro se le Autorità del suo paese ne fanno richiesta. Questa istituzione, che si basa sulla solidarietà tra le nazioni nella lotta contro la delinquenza, si chiama estradizione (Assange Docet?).

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Il funzionamento dello Stato spiegato ai bambini (2)

𝗟𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮̀ 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻’𝗼𝗿𝗰𝗵𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮

𝗡𝗢𝗡 basta che le leggi esistano, occorre che esse siano anche rispettate! E, soprattutto, che siano rispettate da tutti! Faccio un semplice esempio per meglio spiegare cosa intendo dire.

Paragoniamo lo Stato a una grande orchestra di cui i cittadini sono i sonatori. Essi hanno tutti, indistintamente, dal violinista virtuoso all’umile tamburino, una parte imposta dallo spartito (diritto), e questa parte devono eseguire a ogni costo, senza scostarsene mai. Soltanto così le note s’innalzano melodiose da ogni strumento, s’inseguono e si completano a vicenda, in un accordo perfetto, producendo quell’armonia sociale che è un elemento indispensabile alla vita nella comunità.

Può avvenire però che qualche cittadino, sia che non comprenda, sia per smania di protagonismo, voglia stravolgere questa silenziosa splendida armonia, attraverso virtuosismi fuori posto, cambio di ritmo, ecc. A un tratto allora, in quel perfetto concerto, risuona una nota falsa, fuori tempo, e l’incanto della musica è spezzato. Ecco allora che bisogna subito ripristinare l’armonia e punire il colpevole, che non ha seguito le regole impostegli dal diritto (spartito), secondo la gravità dell’errore e, se è necessario, persino eliminarlo dalla grande orchestra. A questo scopo sono state emanate molte leggi, che stabiliscono le diverse specie di stecche e le punizioni a queste corrispondenti. Tali leggi, formano il diritto penale. Purtroppo, oggigiorno, per dar fiato ad una “libertà fuori luogo” si tollera il maltolto e si trovano sempre degli escamotages per farla franca. Accade così che i più temerari e i più “furbi”, grazie ad una corruttela dilagante, divenuta purtroppo malcostume, riescano spesso a farla franca.

Come accade per ogni orchestra che si rispetti, questa viene coordinata da un DIRETTORE. Questa figura è oltremodo importante, ed esige autorevolezza e preparazione. Senza questi due prerequisiti, il buon esisto del concerto viene irrimediabilmente compromesso. Per questo non ci si può improvvisare “direttori d’orchestra” e sarebbe oltremodo presuntuoso (oltre che irresponsabile) porsi alla guida di un complesso senza averne gli attributi.

2. continua

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𝗜𝗹 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘀𝗽𝗶𝗲𝗴𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶

𝗡𝗢𝗡 a torto il mondo nel quale viviamo fu detto il trono innalzato dalla Natura alla Maestà divina. E infatti, quale trono più grandioso e più degno della Divinità? Il corso melodioso dei ruscelli, il melanconico mormorio del vento tra i canneti, il soave profumo dei fiori, il gorgheggio dolce degli uccelli, il mare sconfinato, il sole, la luna, le stelle, non sono tutte cose meravigliose? L’uomo dovrebbe vivere in ammirazione dinanzi a queste l’intera vita, e da tale spettacolo divino il suo cuore dovrebbe uscirne traboccante d’amore e di bene. Non vi pare? E invece non è così. L’Umanità sembra non accorgersi di nulla e purtroppo apre sovente e volentieri le porte del suo cuore al Male, che, da parte sua, non aspetta altro che di penetrarvi. Gli uomini diventano quindi malvagi e, come tali, costituiscono un grave pericolo per la società. Forse non ricorderete quanto da me affermato sugli Stati e sulle leggi, create appositamente per garantirne la vita e la conservazione. Se queste leggi venissero a mancare all’improvviso ( come in certi casi sta accadendo), la società tornerebbe fatalmente al tenebroso caos dei primi tempi e la forza bruta dominerebbe ancora sull’Umanità ridiventata selvaggia. Ebbene, gli uomini, con le loro azioni malvagie, ledono le leggi e, appunto per questo, minacciano di travolgere quell’organizzazione sociale che è stata opera paziente di secoli.

(1 ) continua

foto di: 𝑀𝑖𝑐ℎ𝑒𝑙𝑎𝑛𝑔𝑒𝑙𝑜 𝑂𝑙𝑖𝑎𝑛𝑜

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I demoni rossi

Nella teogonia di Eliopoli, Seth, assieme alla sua consorte Nefti, si contrappone nell’ordine terreno, che deve essere speculare a quello celeste, di Osiride e Iside. Osiride rappresenta la via regale, tradizionale e celeste, Seth, suo fratello minore, con l’inganno lo uccide per dominare nel caos il mondo terreno: il REGNO. La mitologia egizia ci tramanda che Horus, il figlio di Iside e Osiride, sconfigge Seth ristabilendo la via tradizionale, e il connubio RE-DIO.

Una antica leggenda ci parla dei Demoni Rossi di Seth, e della loro lotta contro gli uomini. La leggenda vuole che una sacerdotessa di Iside, fosse oggetto del desiderio di uno spirito celeste, e come questo si congiunse a lei in cambio della conoscenza. La sacerdotessa, codifico in dottrina questa conoscenza, che riportava gli uomini al divino, e istruì i centri iniziatici che avrebbero tramandato questo insegnamento. I demoni rossi di Seth, sapevano che se l’uomo si fossericongiunto al Divino, che vive in lui, il suo regno sul mondo sarebbe tramontato, in quanto è scritto che tale regno sussisterà fino a quando il Dio non rinascerà nell’uomo.

I demoni allora decisero di gettare l’illusione e l’ignoranza nel mondo, in modo che l’uomo dimenticasse l’insegnamenti tramandati ( tradizione significa trasmissione ), e rimanesse loro succube. I sacerdoti iniziati decisero di occultare l’insegnamento di luce, in modo tale che se anche gli uomini lo avessero dimenticato, avrebbero potuto scoprirlo nuovamente attraverso lo studio e la ricerca intima. Fu deciso quindi di trasmettere questo insegnamento nei simboli, nell’architettura, nella pittura, e nelle religioni, che devono essere interpretati per immergerci nella conoscenza pulsante in loro.

Demoni rossi di Seth, è un termine per definire l’inerzia e l’ostacolo che si frappone fra l’uomo terreno e l’uomo celeste. In alchimia sono chiamati nigro, in massoneria il termine è ferreo, nel buddismo esoterico tibetano sono definiti aggregati egoici, la contrapposizione è sempre fra l’ego terreno e il Sé primoridiale, fra la dispersione esterna, e la riflessione intima.

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